Direzione regionale Musei nazionali Toscana

Presentazione nuova esposizione permanente di sette reliquiari francescani


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Lunedì 12 ottobre 2026, ore 11.00. Ingresso libero fino a esaurimento posti

La Basilica di San Francesco presenta per la prima volta al pubblico un eccezionale nucleo di sette reliquiari, fino a oggi custoditi nel convento annesso, che troveranno collocazione permanente nella Cappella di Sant’Antonio e nella Cappella di San Benedetto.

Il nuovo percorso espositivo, ideato in pieno accordo con i Frati Minori Conventuali di Arezzo e realizzato grazie alla sponsorizzazione della Misericordia di Arezzo, nasce per mettere in dialogo diretto le reliquie con la storia e i capolavori della Basilica, a partire dagli affreschi della Leggenda della Vera Croce di Piero della Francesca.

Oltre al loro profondo valore teologico e devozionale, i manufatti costituiscono una preziosa testimonianza della storia delle arti applicate. Il reliquiario, infatti, ha sempre avuto anche il compito di manifestare all’esterno la preziosità del proprio contenuto: le opere esposte restituiscono così un vero e proprio viaggio nella storia del gusto, dalle forme esuberanti e scenografiche del rococò, pensate per stupire lo sguardo, al rigore dei reliquiari neogotici di fine Ottocento, ispirati al fascino dell’architettura medievale.

Nella Cappella di Sant’Antonio sono esposte due testimonianze di particolare intensità spirituale e storica legate a San Francesco d’Assisi (1182 ca.-1226). La prima è un reliquiario in ottone del 1901, a forma di tempietto gotico, che conserva una ciotola utilizzata dal Santo per i pasti quotidiani, parte del cingolo, cioè la corda che stringeva il saio, e un’ampolla con il suo sangue, segno tangibile delle stimmate ricevute alla Verna nel 1224.

Accanto, una semplice cornice lignea di recente fattura espone le due facciate di una preziosa pagina di pergamena miniata, risalente ai primi decenni del Duecento. Le dimensioni estremamente ridotte rivelano la natura tascabile del manoscritto, pensato per la preghiera in viaggio e tradizionalmente attribuito all’uso personale di San Francesco. Il testo racconta episodi della vita di Papa Silvestro (285-335), secondo la tradizione artefice della conversione e del battesimo dell’Imperatore Costantino (274-337). Un riferimento che stabilisce un diretto collegamento con la Leggenda della Vera Croce di Piero della Francesca, dove Costantino e sua madre Elena, protagonista del ritrovamento della Croce a Gerusalemme, assumono un ruolo centrale. Si crea così un suggestivo dialogo tra la memoria di San Francesco, la figura di Cristo a lui così vicina e il grande ciclo pierfrancescano.

Nella Cappella di San Benedetto trovano posto altre cinque testimonianze storiche e agiografiche legate alla tradizione francescana.

La prima è un reliquiario a tempietto in ottone, in stile neogotico e databile alla fine dell’Ottocento, ornato da statuine della Madonna, di San Pietro e di San Paolo, che custodisce una piccola ampolla con frammenti di pelle e capelli di Sant’Antonio di Padova (1195-1231), contemporaneo di Francesco, che nel 1220 lasciò l’ordine agostiniano per farsi frate minore. A Sant’Antonio è dedicata una delle cappelle della Basilica, affrescata da Lorentino d’Andrea (1430 ca.-1506), collaboratore di Piero della Francesca.

Il secondo reliquiario conserva una porzione del cingolo di San Giuseppe di Copertino (1603-1663), la tipica corda francescana di lana bianca con tre nodi. Il frate, noto per i suoi prodigi e per il dono della levitazione, è raffigurato nella grande tela di autore ignoto San Giuseppe di Copertino adora la Croce, conservata nella sacrestia dell’annesso convento e databile alla seconda metà del Settecento. La reliquia è custodita in un elegante ostensorio in ottone sbalzato e argentato, caratterizzato da una ricca raggiera rococò che ne attesta la fattura settecentesca.

La terza reliquia è l’unica corporea: un dito di una mano, identificato dall’incisione Digitus Danielis Prophetae come il dito del Profeta Daniele, conservato in un reliquiario ottocentesco in legno dorato a foglia e riccamente decorato. Secondo la tradizione, la reliquia, risalente al VI secolo a.C., sarebbe stata rinvenuta in Persia dal Beato Benedetto Sinigardi (1190-1282), francescano della prima ora che viaggiò a lungo in Medio Oriente. Originario di Arezzo, Sinigardi prese i voti dopo aver assistito a una predica di San Francesco nella sua città; le sue spoglie riposano nella Basilica, in un sarcofago lungo la parete destra della navata.

Completano il percorso due stauroteche, reliquiari destinati a custodire frammenti della Croce. Sebbene non siano manufatti di derivazione strettamente francescana, il loro contenuto rimanda al cuore della spiritualità del Serafico: la Passione di Cristo e il rapporto con il sacrificio, culminato nelle Stimmate ricevute alla Verna nel 1224, che fecero di Francesco l’Alter Christus.

L’allestimento, realizzato da Stampa in Stampa su progetto degli architetti Rossella Sileno e Raffaele Fuschino della Direzione regionale Musei nazionali Toscana, porta a compimento un’idea nata in embrione nel 2014, quando direttrice della Basilica era la storica dell’arte Paola Refice, recentemente scomparsa. Il progetto prende spunto dall’ipotesi iniziale di Andrea Gori, architetto della Direzione regionale Musei nazionali Toscana, e trova una propria forte identità nella scelta cromatica: un rosso scuro, intenso e vibrante, richiamo al sangue del sacrificio.


Basilica di San Francesco