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Inaugurazione mostra-dossier “San Francesco: un ospite in museo dalla Pinacoteca Nazionale di Siena”


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Mercoledì 14 ottobre 2026, ore 17.30. Ingresso libero fino a esaurimento posti

Il Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna di Arezzo inaugura la  mostra-dossier “San Francesco: un ospite in museo dalla Pinacoteca Nazionale di Siena” mercoledì 14 ottobre, alle ore 17.30,

Fino al 10 gennaio 2027 l’esposizione  mette a confronto due preziosi dipinti su tavola di Margarito d’Arezzo, considerati tra i più antichi ritratti noti del Santo, seppur postumi. Le opere restituiscono l’immagine di Francesco nella forma più arcaica, ma ancora capace di trasmettere la forza del messaggio del Santo, patrono d’Italia dal 1939 e divenuto nel tempo simbolo universale di pace, fraternità e amore per il creato.

La mostra-dossier si affianca temporalmente e tematicamente al progetto “L’Immagine di Francesco. Dal Medioevo al Novecento”, in programma ad Arezzo alla Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea e nella Chiesa di Sant’Ignazio dal 4 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027, ed è realizzata in collaborazione con la Pinacoteca Nazionale di Siena e la Fondazione Guido d’Arezzo, grazie al sostegno del Comune di Arezzo e della Fondazione CR Firenze.

Il Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna ha contribuito alla mostra cittadina prestando il San Francesco di Margarito d’Arezzo proveniente dalla chiesa annessa al Convento di Sargiano (Arezzo), scelto come immagine di comunicazione dell’iniziativa. La mostra-dossier offre ora l’occasione di accostare a quest’opera il San Francesco proveniente dalla Chiesa del Convento di Ganghereto a Terranuova Bracciolini (Arezzo), in deposito dalla Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, e quello della Pinacoteca Nazionale di Siena, accomunati da numerosi elementi iconografici e tecnici.

Margarito d’Arezzo è il più antico pittore aretino di cui si conosca il nome e uno dei primi artisti della penisola italiana di cui siano giunte opere firmate. Attivo tra il 1240 e il 1290 circa, fu chiamato “Margaritone” da Giorgio Vasari, che nella biografia dedicatagli nelle Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori (1550 e 1568) ne sottolineò la fama presso i contemporanei. Margarito è soprattutto l’artista più prolifico e riconoscibile nell’aver raffigurato il Santo nel corso del Duecento, pochi anni dopo la sua canonizzazione nel 1228. Sono oggi note sette tavole raffiguranti San Francesco, sei delle quali recano ai piedi della figura la formula “MARGARITUS DE ARETIO ME FECIT” e sono ritenute dalla critica autografe di Margarito, talvolta con l’ausilio della bottega.
Le sette tavole, di dimensioni comprese tra 129,5 e 95 cm, presentano uno schema iconografico analogo: Francesco è raffigurato a figura intera e stante, avvolto nel saio e incappucciato, con una gamba flessa; nella mano sinistra regge il Vangelo, mentre la destra mostra il palmo con le stimmate ricevute alla Verna nel 1224 oppure, in alcuni casi, una croce astile.

Il san Francesco di Ganghereto

Tra questi sette ritratti, la tavola proveniente dalla chiesa annessa al Convento di San Francesco a Ganghereto, nei pressi di Terranuova Bracciolini, è oggi considerata la più antica, databile al quarto-quinto decennio del XIII secolo. Il convento di Ganghereto è uno dei primi fondati dall’Ordine francescano e sarebbe stato costruito nel luogo in cui, secondo la leggenda, Giovanni di Pietro di Bernardone, il futuro Francesco d’Assisi, fece scaturire una sorgente miracolosa mentre percorreva la strada da Arezzo a Firenze.

Il Santo è raffigurato a figura intera e senza aureola: mostra la mano destra segnata dalle stimmate e regge un Vangelo chiuso nella sinistra. Il cordone che gli cinge la vita presenta quattro nodi, anziché i consueti tre della tradizione francescana, elemento che fa ipotizzare una specifica richiesta della committenza. Sul bordo inferiore compare la formula “MARGARITUS DE ARETIO ME FECIT”, considerata la “firma” dell’artista, mentre verticalmente, ai lati del capo, si legge “SANCTUS FRANCISCUS”. La fortuna di questa raffigurazione testimonia la diffusione del culto francescano nell’area aretina. Gli ordini mendicanti ebbero un ruolo decisivo nello sviluppo della cultura artistica cittadina: alla fine del XIII secolo si contavano undici conventi francescani ad Arezzo e nei suoi dintorni.

Il san Francesco della Pinacoteca Nazionale di Siena

Databile probabilmente allo stesso periodo, il San Francesco della Pinacoteca Nazionale di Siena condivide con quello di Ganghereto la semplicità della composizione e la sobrietà cromatica, che evocano l’ideale di povertà del Santo fondatore di uno dei primi ordini mendicanti. La Formula vitae, o prima regola, fu approvata da papa Innocenzo III intorno al 1209.
Francesco indossa il saio di tessuto grezzo e porta alla vita il cordone a tre nodi, tradizionalmente riferiti ai voti di povertà, castità e obbedienza, i consigli evangelici richiamati dalla Regola.

La tavola presenta numerosi elementi comuni a quella di Ganghereto, sia sul piano iconografico sia su quello tecnico: analoghe sono le pose delle due figure e il rapporto con lo spazio circostante, così come l’impostazione dei piedi e i gesti delle mani. Quasi identici risultano anche i tratti dei volti, caratterizzati dal medesimo ovale, dalla tonsura e da lineamenti scarni ed essenziali.

La mostra-dossier costituisce inoltre un’appendice del “Margarito Research Project”, progetto internazionale e multidisciplinare avviato nel 2022 e dedicato allo studio della pittura e della tecnica di Margarito d’Arezzo. Il progetto ha coinvolto il Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna di Arezzo, la National Gallery di Londra, la National Gallery of Art di Washington, la Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana (SUPSI), il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e altri istituti di ricerca La mostra sarà accompagnata da un public program di incontri e approfondimenti tematici, che consentirà di sviluppare ulteriormente i temi della ricerca e di restituire al pubblico il valore storico, artistico e documentario delle opere riunite ad Arezzo.

 


Museo nazionale d’arte medievale e moderna