Direzione regionale Musei nazionali Toscana

Mostra “Beato Angelico negli occhi di Bartholomeus Spranger. Giudizi universali a confronto”


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MUSEI REALI DI TORINO | GALLERIA SABAUDA | SPAZIO SCOPERTE. 6 FEBBRAIO – 3 MAGGIO 2026

Per la prima volta la mostra dossier propone il confronto diretto tra la straordinaria e pionieristica invenzione iconografica, elaborata tra il 1425 e il 1428 da Fra Giovanni da Fiesole, detto il Beato Angelico (Vicchio di Mugello 1395 circa – Roma 1455), per la rappresentazione del Giudizio Universale nella tavola oggi conservata al Museo di San Marco a Firenze – eccezionalmente concessa in prestito dalla Direzione regionale Musei nazionali Toscana, nell’ambito delle relazioni culturali e di scambio tra musei del Sistema museale nazionale del Ministero della cultura – e l’opera appartenente alle collezioni della Galleria Sabauda, eseguita dal pittore fiammingo Bartholomeus Spranger (Anversa 1546 – Praga 1611) tra il 1570 e il 1571 per papa Pio V.

Quest’ultima, dichiaratamente ispirata al prototipo di Angelico, consente di indagare le modalità di ricezione, rielaborazione e trasmissione di un modello figurativo di straordinaria fortuna, rivelando tanto le permanenze quanto le trasformazioni che il soggetto subì nel passaggio dal primo Rinascimento al pieno Manierismo.

La rassegna si tiene in occasione del rientro ai Musei Reali della tavola di Fra Giovanni da Fiesole raffigurante la Madonna dell’Umiltà, concessa in prestito alla mostra monografica Beato Angelico (Firenze, Palazzo Strozzi e Museo di San Marco, 26 settembre 2025 – 25 gennaio 2026).

Il dialogo tra le due opere si articola in un dettagliato confronto formale e concettuale.

Il Giudizio Universale del Museo di San Marco, dipinto a tempera e oro su tavola, costituisce la prima rappresentazione nota di questo tema realizzata da Beato Angelico, che vi tornerà più volte nel corso della sua carriera. Radicato nell’interpretazione del Giudizio finale, ripresa dalla lettura della Città di Dio di sant’Agostino d’Ippona e tipica della tradizione teologica medievale, Beato Angelico propone una struttura tripartita, dominata dalla figura di Cristo Giudice nel fulgore della gloria celeste, affiancato dalla Vergine, da San Giovanni Battista e da una schiera di santi.

Nella parte inferiore, una doppia fila di sepolcri aperti separa i beati rappresentati sulla sinistra, che rendono grazie a Dio e vengono guidati dagli angeli verso la Gerusalemme celeste, dai dannati raffigurati sulla destra, sospinti dai demoni nelle profondità dell’Inferno, dove li attendono i castighi eterni. I dannati sono suddivisi in base ai peccati commessi, con una minuziosa descrizione delle torture inflitte; al centro della scena infernale domina la figura di Lucifero, fulcro visivo e simbolico della condanna.

Il Giudizio Universale di Bartholomeus Spranger venne eseguito a Roma intorno al 1571, su commissione di papa Pio V per il convento domenicano di Santa Croce, fondato dal pontefice nel suo paese natale, Bosco Marengo (AL). L’opera, realizzata a olio su rame, mantiene l’impianto iconografico e la complessità decorativa delle invenzioni di Beato Angelico, ma la interpreta attraverso una sensibilità aggiornata, attenta alle prescrizioni della Controriforma, optando per una tavolozza più naturale. A sinistra, nel Paradiso terrestre, tra i personaggi destinati alla salvezza, si riconosce il volto di papa Pio V, raffigurato con camauro e mozzetta in velluto rosso, come nei suoi più noti ritratti ufficiali.

L’esposizione offre l’opportunità di approfondimenti su alcuni aspetti di particolare interesse. Nella prima sala, i pannelli con le riproduzioni delle due versioni del Giudizio corredate da didascalie consentono di orientarsi negli spazi ultraterreni e di riconoscere i personaggi raffigurati.

Nella seconda sala della mostra si presentano i risultati di alcune indagini scientifiche non invasive, effettuate in collaborazione con il laboratorio di restauro dei Musei Reali di Torino da Maurizio Aceto (Università degli Studi del Piemonte Orientale), Angelo Agostino (Università degli Studi di Torino), Cristina Fornacelli e Marcello Picollo (CNR-IFAC, Firenze) per il dipinto di Bartholomeus Spranger; i risultati sono stati accostati a quelli delle indagini realizzate nel 2019 da Marcello Picollo e Giovanni Bartolozzi (CNR-IFAC, Firenze), insieme a Susanna Bracci (CNR-ISPC, Firenze), in occasione del restauro del Giudizio Universale di Beato Angelico eseguito da Lucia Biondi, al fine di ricostruire la tavolozza impiegata da Spranger a confronto con quella del frate pittore.Le due tavolozze appaiono complessivamente molto simili e ricche di materiali pregiati, quali il blu oltremare (pigmento ricavato dal lapislazzuli), il rosso cinabro e le lacche rosse estratteda insetti. Una differenza sostanziale è l’uso dell’oro nel dipinto del Beato Angelico, che Spranger sostituisce con un pigmento, il giallorino.

Altri approfondimenti riguardano la tecnica esecutiva delle diverse dorature che Beato Angelico utilizza nella straordinaria tavola della Madonna dell’Umiltà, capolavoro maturo dell’artista, entrato nelle collezioni sabaude nell’Ottocento, così come le due tavolette raffiguranti Angeli, con il desiderio di integrare o colmare le lacune presenti nelle raccolte, specialmente per quanto riguarda le opere del Rinascimento italiano, al fine di arricchire la Pinacoteca e aumentare il suo prestigio a livello nazionale.

La mostra si completa con un video, realizzato da Stefano P. Testa per Lab80 film etesto di Alessandro Uccelli, che evoca un dialogo ravvicinato e intimo tra Bartholomeus Spranger e l’opera di un artista quale Beato Angelico, per molti versi agli antipodi della propria estetica, cercando di sottolineare in maniera poetica l’adesione al modello e le accelerazioni personali.

Un ciclo di incontri in mostra, condotti dai curatori delle collezioni dei Musei Reali, consentirà di ampliare la riflessione sulle opere esposte (13 febbraio, 13 e 27 marzo, 17 aprile alle ore 17). L’offerta educativa per le famiglie prevedeunlaboratorio in cui sarà possibile conoscere da vicino il metodo di lavoro dei pittori del Quattrocento e sperimentare una particolare tecnica di doratura (21 febbraio, ore 15).

 

Note biografiche

Beato Angelico (Vicchio di Mugello 1395 circa – Roma 1455), al secolo Guido di Piero, fu uno dei più grandi pittori del primo Rinascimento italiano. Nato a Vicchio di Mugello, presso Firenze, entrò nell’ordine domenicano assumendo il nome di Fra Giovanni da Fiesole. La sua pittura unisce profonda intensità devozionale e straordinaria raffinatezza formale, con un uso luminoso del colore, una delicata resa delle figure e una precoce attenzione alla prospettiva, in costante dialogo con il linguaggio degli altri grandi artisti contemporanei. Attivo soprattutto a Fiesole, Firenze e a Roma, realizzò alcune delle opere più alte della pittura sacra del Quattrocento, tra cui gli affreschi del convento di San Marco a Firenze, capolavori di equilibrio, contemplazione e armonia. Ammirato dai contemporanei per la sua vita devota oltre che per il suo talento e per la spiritualità della sua arte, e già conosciuto dopo la morte come Beato Angelico, venne ufficialmente beatificato da papa Giovanni Paolo II nel 1982.

Bartholomeus Spranger (Anversa 1546 – Praga 1611) fu uno dei principali protagonisti del tardo Manierismo internazionale, uno stile elegante e ricercato affermatosi nelle più importanti corti europee tra la seconda metà del Cinquecento e i primi decenni del Seicento. Dopo il periodo di formazione ad Anversa, il pittore si recò in Francia e nel 1565 giunse in Italia, soggiornando a Milano e a Parma prima di stabilirsi a Roma, dove entrò nella cerchia del cardinale Alessandro Farnese. Dal 1570 al 1572 Spranger lavorò al servizio di papa Pio V, su commissione del quale realizzò il Giudizio Universale. A partire dal 1575 la sua fortunata carriera proseguì presso le corti di Vienna e Praga, dove fu attivo per l’imperatore Rodolfo II d’Asburgo, dedicandosi a soggetti mitologici e letterari caratterizzati da estrema raffinatezza formale e potente sensualità.

Informazioni
Musei Reali di Torino – Galleria Sabauda
Dal 6 Febbraio 2026 al 3 Maggio 2026 ore 09:00 – 19:00
Ingresso alla mostra compreso nel biglietto dei Musei Reali di Torino. Chiuso il mercoledì.

Crediti – foto Andrea Guermani per i Musei Reali di Torino


Musei Reali Torino