Direzione regionale Musei nazionali Toscana

Il Cenacolo di Sant’Apollonia riapre con un percorso di visita limitato per la presenza dei ponteggi del prossimo cantiere di restauro dell’affresco dell’Ultima cena di Andrea del Castagno


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Da sabato 31 ottobre 2026. Biglietto ridotto a 3 euro

Il museo riapre da sabato 31 ottobre con un biglietto ridotto a 3 euro  per la visita parziale  dovuta all’avvio dei lavori, ma  restano comunque attualmente visibili i disegni preparatori del grande affresco sulla parete opposta della sala e altre opere di Andrea del Castagno dipinte intorno alla metà del Quattrocento: una lunetta affrescata (e la sua sinopia) con il Cristo in pietà tra gli angeli, una Crocifissione e la sinopia della Visione di San Girolamo tra le Sante Paola e Eustachio, Frammenti delle Storie della Vergine: resti di affreschi e sinopie originariamente dipinti da Andrea del Castagno insieme a Domenico Veneziano, Piero della Francesca e Alesso Baldovinetti per la chiesa di Sant’Egidio, un Crocifisso attribuito a Baccio da Montelupo
Il ciclo di affreschi che decorava la cappella maggiore della Chiesa di Sant’Egidio andò distrutto a partire dal secolo XVI e nei secoli XVII e XVIII, a seguito del rifacimento barocco della chiesa. Restano solo alcuni frammenti portati alla luce nel 1938 e staccati negli anni Cinquanta.
Sulla parete sud si trova il Crocifisso in legno dipinto che fino al 1866 si trovava sull’altare della chiesa di Sant’Apollonia; è attribuito a Raffaello da Montelupo, figlio di Baccio, scultore e architetto attivo a Orvieto, Firenze e Roma, dove lavorò anche sotto le direttive di Michelangelo. L’attribuzione si basa su motivi stilistici ed è datata fra il 1537 e il 1540 circa, oltre che sulla testimonianza del Vasari che cita “un Crucifisso grande di legno per le monache di S. Apollonia”. Vasari racconta che Raffaello da Montelupo si cimentò nell’opera “non molto dopo” aver scolpito alcune armi in pietra serena per la Fortezza di Prato risalenti al 1537 circa.
Al di sotto del Crocifisso si trova un dossale di coro in legno intarsiato commissionato dalla famiglia Strozzi per la giovane Caterina Strozzi, divenuta monaca di S. Apollonia tra il 1435 e il 1438, anni nei quali occorre far risalire la sua realizzazione. Nello schienale compaiono alcune piantine di rosa con le radici, collegate da un anello all’interno del quale è riportato il motto “LEALTÁ”.
Nella sala che precede il refettorio sono esposte alcune opere quattrocentesche provenienti dall’ex monastero di Sant’Apollonia: l’affresco staccato con la Crocifissione è opera di Paolo Schiavo (Firenze 1397-Pisa 1478), considerato per tradizione allievo di Masolino e maestro di Andrea del Castagno ma formatosi, più probabilmente, a contatto con l’attività di Lorenzo Monaco. Allo stesso artista è attribuito un altro affresco staccato raffigurante Cristo in pietà tra angeli, anch’esso proveniente dal monastero.
Due tavole di Neri di Bicci (Firenze, 1418/1420 – Firenze, 1492) disposte a pendant raffigurano l’Incoronazione della Vergine e la Madonna col Bambino e Santi. Neri era l’erede di una rinomata bottega molto attiva a Firenze e nel territorio, avviata nel Trecento dal nonno Lorenzo di Bicci e proseguita dal padre Bicci di Lorenzo.
Nella Madonna col Bambino e Santi, accanto alla Vergine, compare Santa Apollonia nell’iconografia classica che la ritrae con un paio di tenaglie che stringono un dente, allusione alle torture subite durante il martirio. Si tratta probabilmente della pala dell’altare maggiore della chiesa del monastero, la cui predella è oggi conservata presso l’Accademia Etrusca di Cortona.
Orari di apertura: da lunedì a sabato, 1° e 3° domenica del mese: 8.30-13.50 (ultimo ingresso 13.20)

Cenacolo di Sant’Apollonia