Mostra: «Un giovane di belle speranze…». Ranuccio Bianchi Bandinelli 1922-1929: i primi passi di un archeologo
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28 novembre 2025 - 29 marzo 2026
Nell’ambito delle manifestazioni di Valdichiana 2025 – Capitale Toscana della Cultura, in occasione del convegno dedicato a Ranuccio Bianchi Bandinelli, il Museo archeologico di Chiusi inaugura la mostra «Un giovane di belle speranze…». Ranuccio Bianchi Bandinelli 1922-1929: i primi passi di un archeologo, curata da Enrico Barni, Mattia Bischeri e Fabrizio Vallelonga, un progetto espositivo della Direzione regionale Musei nazionali Toscana del Ministero della Cultura – Museo nazionale etrusco di Chiusi e dalla Soprintendenza ABAP per le province di Siena e Arezzo.
«Un giovane di belle speranze percorreva per molte settimane le collina attorno a Chiusi in compagnia di un vecchio “scavino” […] quella collaborazione tra un giovane avviato agli studi archeologici e il vecchio “scavino” che conosceva passo per passo il terreno salvò in ultima istanza almeno il ricordo della dislocazione delle tombe di vario tipo e permise di redigere una sia pur schematica e in più punti approssimativa carta archeologica».
Nel 1966 Bianchi Bandinelli, «vecchio e in procinto di ammainare pacatamente la vela», tornava al Museo Etrusco di Chiusi, dove aveva «passato le giornate e le settimane ad esaminare e studiare gli oggetti raccolti», per parlare, dopo quarantacinque anni di lontananza dagli studi etruscologici, della sua tesi di laurea su Chiusi etrusca. Il ricordo di quella prima fatica scientifica rimase sempre impressa nella mente e nel cuore del grande studioso, «perché come dice il proverbio “Del primo amor non ci si scorda mai”»
La mostra in programma fino al 29 marzo 2026 offre un percorso inedito negli anni di esordio di Ranuccio Bianchi Bandinelli, attraverso le tappe fondamentali della formazione che lo portarono a diventare archeologo e storico dell’arte di fama internazionale. Saranno esposti per la prima volta al pubblico i frammenti di ceramiche antiche raccolti da Bianchi Bandinelli durante le sue ricerche nel territorio, grazie al lavoro di ricerca di Giulio Paolucci, alla collaborazione con il Museo delle Acque di Chianciano e all’impegno della funzionaria ABAP, Ada Salvi. A questi verranno affiancati documenti originali del Bianchi Bandinelli, tra cui la prima stesura manoscritta della sua tesi di laurea, recuperata da Enrico Barni e messa generosamente a disposizione per l’occasione.
Il percorso è articolato in quattro sezioni principali: 1922-1923. L’avvio di una carriera: la tesi su Chiusi e il suo territorio in epoca etrusca. 1924-1926. La pubblicazione di “Clusium” e gli altri primi studi. 1926-1927. La Carta Archeologica d’Italia al 100.000 e lo studio sulla scultura chiusina. 1927-1929. Le ricerche a Sovana e il saluto agli Etruschi
Ranuccio Bianchi Bandinelli (Siena, 19 febbraio 1900 – Roma, 17 gennaio 1975) è stato uno dei più autorevoli archeologi e storici dell’arte dell’Italia del secolo scorso, noto per il suo contributo fondamentale allo studio dell’arte greca e romana e per l’impegno civile e politico che ne accompagnò l’attività scientifica.
Discendente da una nobile famiglia senese, Bianchi Bandinelli crebbe in un ambiente colto e sensibile alle arti. Studiò all’Università di Roma, dove si laureò, nel 1923, con Giulio Quirino Giglioli con una tesi su Chiusi che pubblicò nel 1925. Maturò presto un approccio critico e indipendente allo studio del mondo antico che lo portò a superare il classico formalismo estetico per una visione in chiave storica e sociale dell’arte antica. Dopo la laurea, si cimentò con una breve esperienza come collaboratore della Soprintendenza d’Etruria, durante la quale ebbe modo di organizzare e partecipare al I Convegno nazionale etrusco (1926), dove presentò il suo progetto di Carta archeologica d’Italia al 100.000. Successivamente abbracciò la carriera accademica e divenne professore di Archeologia e Storia dell’Arte presso l’Università di Cagliari, prima, e poi quelle di Pisa e Roma.
Nel corso della sua carriera Bianchi Bandinelli elaborò un metodo innovativo di analisi dell’arte classica, fondato sulla relazione tra produzione artistica e contesto storico e sociale. Rifiutando l’idea dell’arte come espressione autonoma, interpretò le opere antiche come manifestazione della cultura e della struttura politica delle società che le avevano prodotte.
Accademico dei Lincei e direttore di importanti riviste scientifiche Bianchi Bandinelli fu sempre attento agli aspetti legati alla divulgazione: direttore dell’Enciclopedia dell’Arte Antica e autore di collane di libri per un pubblico più ampio, come quella per la casa editrice francese Gallimard, poi tradotti in italiano, con titoli come: “Roma. L’arte romana nel centro del potere” (1969), “Roma. La fine dell’arte antica” (1970), “Etruschi e Italici prima del dominio di Roma” (1973), quest’ultimo curato con Antonio Giuliano. A questi lavori si affiancano saggi come “Storicità dell’arte classica” (1943) e Organicità e astrazione (1956).
Di grande interesse è il lato dell’intellettuale impegnato: il suo “Diario di un borghese” (1962) è un’autobiografia intellettuale di rara franchezza, dove ripercorre la sua formazione, il complesso rapporto con il regime fascista (che lo portò, suo malgrado, ad essere accompagnatore ufficiale guidare Hitler e Mussolini nella visita ai Musei Capitolini nel 1938) e la sua scelta politica successiva, di adesione al Partito Comunista di cui divenne membro del Comitato centrale.
Morì a Roma nel 1975 lasciando un’eredità intellettuale che ha profondamente influenzato l’archeologia europea del Novecento.
Museo nazionale etrusco e necropoli di Chiusi
Direzione regionale Musei nazionali Toscana