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“Fra Angelico’s Communion: The Living Tableau” un film del regista americano Armondo Linus Acosta dà vita all’affresco della “Comunione degli Apostoli” del Beato Angelico


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La potenza, la bellezza, l’intensità spirituale dell’opera del Beato Angelico, grandissimo maestro del primo Rinascimento, ha ispirato il visionario creatore e regista americano Armondo Linus Acosta per “Fra Angelico’s Communion: The Living Tableau” la seconda opera filmica di una serie di quattro tableau vivant, riscritture visive di straordinari capolavori d’arte.

Protagonista della nuova creazione del regista è l’affresco del Beato Angelico: “La comunione degli Apostoli”, altrimenti indicato come l’Istituzione dell’Eucaristia, che si trova nella cella numero 35, prospiciente il chiostro di Sant’Antonino, nel corridoio settentrionale dell’ex-Dormitorio dei frati al primo piano. Una scena che riflette un’iconografia relativamente rara, presente soprattutto nella tradizione cristiana d’Oriente, che inoltre si ricollega alla raffigurazione dell’Ultima Cena.

Acosta ha ricreato e filmato la scena insieme al collettivo artistico di The Academy of Film and the Arts, con la sua narrazione sottile e devota e con meticolosa ed eccellente qualità di dettagli, trasformandolo in un’esperienza viva e vibrante sulle note di Quando corpus morietur dallo Stabat Mater di Rossini.

Fra Angelico’s Communion” è il seguito ideale di “The Last Supper: The Living Tableau” del 2019, la ricostruzione filmica dell’Ultima Cena di Leonardo da Vinci (1495-1498) che ha visto riuniti tre maestri premi Oscar della cinematografia mondiale: Vittorio Storaro, Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo.

Il film di dieci minuti sarà proiettato in esclusiva fino a domenica 26 febbraio nella Biblioteca di Michelozzo e fino a domenica 9 aprile nel Refettorio piccolo in dialogo con l’affresco dell’Ultima cena del Ghirlandaio.

Armondo Linus Acosta è famoso soprattutto per i suoi premiati spot pubblicitari, per il suo lavoro creativo a tutto campo e per il film Romeo.Juliet, presentato al Festival del Cinema di Venezia nel 1990, che riscosse un grandissimo successo internazionale. Un successo che lo portò alla fondazione della The Academy of Film and the Arts rivolta alla formazione di giovani talenti, a Gent (Belgio), con sedi in California, a New York e anche a Roma.

Acosta ha trascorso tutta la sua vita a esplorare il tema della bellezza e della fede, sostenuto dalla convinzione che l’arte e la spiritualità siano profondamente intrecciate e che attraverso l’arte molte persone possano trovare la via per avvicinarsi a Dio. All’inizio degli anni ’60 del secolo scorso, il Vaticano commissionò ad Acosta la realizzazione di una serie di quindici cortometraggi per illustrare i temi proposti nel libro dei Salmi, presentata poi con grande successo nel Padiglione del Vaticano alla Fiera Mondiale di New York nel 1964.

“Ringrazio tutte le persone coinvolte in questo progetto – afferma Stefano Casciu, direttore regionale musei della Toscana – interne ed esterne al Museo di San Marco, che si riconferma al centro di una intensa attività culturale che, partendo dalla storia del convento domenicano così importante per la città di Firenze, si apre sempre più a diverse espressioni artistiche e alla contemporaneità.”

“La ricreazione filmica dell’affresco angelichiano, caratterizzata da una bellissima fotografia, inchioda letteralmente lo spettatore sul filo di un’altissima tensione spirituale – sottolinea Angelo Tartuferi, direttore del Museo di San Marco – avvertibile da chiunque, credente o meno, fino al momento culminante dello sguardo finale rivolto da Gesù alla Madre, presenza inconsueta sul piano iconografico che tuttavia assume un ruolo determinante”.

Acosta ha sviluppato l’azione scenica per sottolineare che Maria è una figura eterica e che il principio materno è la fonte di ogni grazia. “Gesù non la guarda come un essere umano, come sua madre – spiega Acosta – si limita a lanciare uno sguardo come se stesse guardando qualcuno che cammina dietro di lui, e voltandosi quasi si sorprende ‘Oh, sei tu’… Credo davvero che lei non sia reale nel dipinto… Lei è la forza mistica che sta dietro a tutto, anche a questo pianeta madre. Questo pianeta è basato sulla madre, sul seme, sulla vita e lei è la Madre… Amo mostrare qualcosa che è vivo in senso mistico, devozionale – aggiunge – come l’ostia nella mano di Gesù, un’immagine di straordinaria potenza”.

La scelta dell’affresco del Beato Angelico attesta in maniera inequivocabile – ove ce ne fosse ancora bisogno – la potenza inesauribile del messaggio spirituale del grandissimo frate pittore, in grado di suscitare a distanza di secoli letture e interpretazioni assolutamente originali, anche molto diverse nei risultati.

La stessa trasposizione filmica di Acosta, strettamente aderente nell’impianto spaziale e nella distribuzione dei personaggi, si discosta non poco dall’atmosfera serena da ogni punto di vista – incluso quello cromatico – trasmessa dalla pittura della cella 35 del Museo fiorentino, per approdare a un impianto emotivo che si direbbe quasi “caravaggesco”.


Museo di San Marco